Dopo il primo turno di consultazioni ufficiali a Palazzo Cotroceni, il presidente romeno Nicușor Dan ha annunciato che non è stato raggiunto alcun accordo su un nuovo primo ministro. Il presidente ha dichiarato che i colloqui continueranno finché non emergerà una solida maggioranza parlamentare filo-occidentale.

I partiti si sono riuniti al palazzo presidenziale per discutere una soluzione alla crisi politica in corso, innescata dalla mozione di sfiducia approvata contro il primo ministro ad interim Ilie Bolojan e il suo governo.

Il Partito Nazionale Liberale (PNL | PPE) e l’Unione Salvate la Romania (USR | Renew) hanno escluso esplicitamente la possibilità di formare una nuova alleanza di governo con il Partito Socialdemocratico (PSD | S&D).

Dal canto suo, il leader socialdemocratico Sorin Grindeanu ha dichiarato che il PSD non sosterrà più un esecutivo guidato da Ilie Bolojan e che prenderà in considerazione soltanto coalizioni con forze filo-occidentali, senza però specificare quali partiti verrebbero esclusi.

Anche il presidente dell’Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR | PPE), Kelemen Hunor, ha assunto una posizione netta, affermando che “non esiste alcuna opzione” per sostenere un governo appoggiato dal partito nazionalista Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR | ECR). Hunor ha inoltre sottolineato che elezioni anticipate non rappresenterebbero una soluzione auspicabile per i problemi del Paese.

In uno sviluppo significativo, il leader di AUR George Simion ha chiesto pubblicamente di ricevere l’incarico di formare un governo, sostenendo che il suo partito sia pronto ad “assumersi la responsabilità e tirare la Romania fuori dalla crisi”.

Secondo l’analista politico Remus Ștefureac, direttore di INSCOP, la mossa di Simion va interpretata soprattutto come un messaggio rivolto all’elettorato di AUR, considerata la ferma opposizione del presidente Nicușor Dan all’ingresso del partito in qualsiasi futura coalizione di governo.

L’opzione tecnica

Una delle opzioni in discussione è un governo tecnocratico guidato da un esperto indipendente; nei circoli politici circolano nomi come quello dell’economista Delia Velculescu, già al FMI.

Remus Ștefureac ha criticato duramente questo approccio in un’intervista a PressOne. Secondo lui, un primo ministro tecnocratico eroderebbe ulteriormente la fiducia pubblica nei partiti politici, poiché darebbe l’impressione che i politici stiano evitando le proprie responsabilità “nascondendosi dietro persone altrimenti eccezionali”.

“La democrazia funziona attraverso la responsabilità politica”, ha spiegato Ștefureac. “Se i partiti non si assumono le proprie responsabilità, i cittadini perderanno ancora più fiducia e percepiranno tutto ciò come un trucco astuto. Questo potrebbe rafforzare ulteriormente le forze estremiste”.

Ha inoltre avvertito che una simile scelta potrebbe ripetere quanto accaduto dopo il precedente governo tecnocratico guidato da Dacian Cioloș, seguito da una forte affermazione del PSD.

Cosa dicono i sondaggi

I recenti sondaggi di INSCOP mostrano cambiamenti significativi dopo il voto di sfiducia. Il PSD è sceso al terzo posto, mentre il PNL è salito al secondo – guadagnando circa cinque punti percentuali nell’ultimo mese – per la prima volta in sei anni. AUR resta il primo partito.

Ștefureac ha osservato che la mozione di sfiducia, promossa dal PSD, ha prodotto l’effetto opposto rispetto a quello desiderato. Ha trasformato Ilie Bolojan in un “leader locomotiva” per il PNL e creato una forte polarizzazione personale e politica.

L’analista ha descritto la crescente sfiducia tra PSD e PNL come un elemento in definitiva salutare per la democrazia romena nel medio e lungo periodo. Gli accordi trasversali tra grandi partiti, ha sostenuto, hanno in passato aperto la strada a forze radicali come AUR. Una separazione più netta tra i partiti tradizionali potrebbe contribuire a contenere l’estremismo.

Le posizioni degli altri partiti

I rappresentanti delle minoranze nazionali hanno sottolineato la necessità di ricostruire una coalizione funzionale, preferibilmente attorno a PNL e PSD.

La leader di SOS Romania Diana Șoșoacă, di estrema destra, ha criticato le consultazioni e il presidente Dan. La leader del partito POT Anamaria Gavrilă ha invece espresso sostegno a qualsiasi opzione filo-occidentale, sottolineando però che i membri del governo dovrebbero provenire dalle liste dei partiti.

Le consultazioni si svolgono in un clima di instabilità politica interna e pressioni economiche esterne. Le agenzie internazionali di rating hanno avvertito che un’incertezza prolungata potrebbe avvicinare la Romania al livello “junk”, aumentando i costi di indebitamento e incidendo sulla valuta nazionale.

Il presidente Nicușor Dan ha ripetutamente invitato alla calma. Ulteriori consultazioni, comprese quelle con parlamentari indipendenti, proseguiranno martedì. Non si prevede alcuna svolta immediata e tutti gli scenari – incluso un governo tecnocratico, una nuova coalizione o persino elezioni anticipate – restano possibili, anche se nessuno gode di un ampio entusiasmo.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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